Verso Amsterdam…Risveglio

Riapro finalmente gli occhi.
Cosciente, avverto il calore debole dei pochi raggi di sole che attraverso la finestra mi accarezzano le palpebre.
Il risveglio da quello che ad un primo impatto mi sembra essere stato un lungo sonno.
Ho ricordi confusi, mi sento debole.
Mi stropiccio gli occhi delicatamente, osservo ciò che mi circonda.
Di certo, non è la nostra stanza.
Ora ricordo: stiamo viaggiando…devo aver dormito molto, sento le braccia e le gambe intorpidite.
A fatica mi volto dalla parte opposta alla finestra, verso l’altro lato del letto che sembra enorme.
Lo trovo accanto a me.
Il viso disteso, rilassato, gli occhi chiusi, il suono del suo respiro accompagna il mio risveglio.
E’ bellissimo.
Non riesco a trattenere l’impulso di accarezzarlo, allungo la mano destra, e seguo i contorni delle sue labbra con il pollice, sfioro la sua guancia ruvida di barba incolta, la mano corre da sola tra i suoi capelli biondi, l’espressione distesa si trasforma…le labbra…si disegnano, si dipingono nel più dolce dei sorrisi, lieve, appena accennato, temo di svegliarlo, ritraggo la mia mano.
Ipnotizzata lo osservo riposare.
Il tempo…non esiste nella fredda stanza della locanda illuminata da una sola candela, che sembra stia per consumarsi del tutto.
Nel camino bruciano stanche le ultime ceneri di quello che la sera precedente doveva essere un fuoco vivo.
Siamo praticamente sommersi da pesanti coperte.
Il mio viso, la punta del mio naso, sono freddi.
Il resto del mio corpo…è caldo, fortunatamente le numerose coperte fanno il loro dovere.
Lo osservo riposare.
Potrei passare il resto della mia vita facendolo.
Mentre lo guardo, lentamente ritornano alla mente gli ultimi giorni….sono stata malata…forse lo sono ancora. Ricordo la sensazione di spossatezza …. ecco: ho avuto la febbre.
La donna che mi ha dato lo strano infuso l’ha chiamata fièvre, poi ha detto…influence. Faute de les étoiles, diceva. Io mi sento male e la colpa è delle stelle.
Un infuso di erbe amare, ancora la febbre, non voglio berlo, non mi fido, dice che suo marito è chirurgien?, cerusico probabilmente, gli altri due compagni di viaggio in piedi attorno al letto, Lei preoccupata che scruta l’orizzonte attraverso la finestra…e poi il sonno, un lungo sonno…e…l’oblio.
I sogni, la sensazione che lui sia stato sempre accanto a me…il calore delle sue parole…che nel sogno mi apparivano ovattate…come se mi parlasse da un luogo lontano, o paradossalmente, come se le sue parole provenissero direttamente da dentro la mia testa.
I sogni.
Ricordo con più chiarezza di mia madre che mi cercava, che mi chiamava.
Io la vedevo, la sentivo, ma non potevo, non riuscivo a risponderle. Frustrazione di non averle potuto dire eccomi mamma sono qui.
In bocca, il sapore amaro, disgustoso quasi dell’infuso di erbe.
E ora? Sono sveglia o sto ancora sognando?
Delicatamente cerco la sua mano e l’intreccio con la mia, per scacciar quest’improvvisa sensazione di paura.
La sua voce…lontana…senza di te non andiamo da nessuna parte…l’ho sognata…forse…niente è reale…niente di tutto questo lo è.
Più lo guardo, e più desidero che lo sia.
Coma una bimba impaurita mi insinuo e mi rannicchio tra le sue braccia….cercando di riaddormentarmi…..ho freddo.
Mi avvolgo del calore del suo corpo, in cerca di protezione vengo raggiunta da un meraviglioso senso di appagamento…dev’essere reale, deve esserlo.
Le palpebre si fanno di nuovo pesanti, mi arrendo al senso di pace…m’immergo di nuovo nel sonno, sperando che al mio risveglio lui sia ancora qui ad avvolgermi, il mio cuore non potrebbe sopportare di accettare che questo sia solo un sogno.
Morirei.

Verso Amsterdam…Risveglioultima modifica: 2011-03-13T17:27:53+01:00da stillfreeldb
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