Verso Amsterdam…Taverne Au Miroir aux Etoiles

Au cœur de la nuit ou en pleine journée

Entrez donc icelieu vous désaltérer

Vous trouverez bière et vin à volonté

Que vous soyez gueux ou preux chevaliers

Ici on chante, on danse, on se régale

Chacun s’aime au Miroir aux Étoiles

 

E’ da poco sopraggiunta l’alba, ma la città sembra essere già sveglia da un bel po’.

In cerca di cibo metto piede nella taverna della locanda dove abbiamo deciso di riposare.

Bonjour et bienvenue madame, Comment puis-je vous aider?

L’oste ha un viso e un espressione gentile, sarebbe un peccato prenderlo a parolacce solo perchè sono stanca,  e non ho voglia di parlare nella sua lingua.

Sapevo che prima di partire avrei dovuto fare dei disegni, così da indicare magari direttamente ciò di cui ho bisogno.

Specialmente quando sono intrattabile perché ho sonno.

Mentre va nel retro a prendere ciò che a fatica gli ho appena chiesto do un’occhiata: visto il momento della giornata non c’è nessuno, un posto abbastanza semplice e pulito.

Un lungo tavolo rettangolare al centro davanti al grande camino, un grande lampadario circolare in ferro sospeso sopra di esso con numerose candele oramai giunte alla fine.

I muri in pietra trasudano umidità.

 

Que jolie dame donner quelque chose à un pauvre homme..

Lamento.

Una semplice frase e le mie narici s’inondano del fetido alito alcolico dell’uomo rischiando di farmi vomitare, per allontanarlo da me velocemente tiro fuori alcuni ducati dalla scarsella e glieli porgo.

Mi mostra un sorriso quasi privo di denti e mi prende la mano tre le sue per baciarla: inorridisco, faccio per ritirare la mano ma la stringe sempre con più forza.

Maledetto vecchio.

Oltretutto anche abbastanza robusto, deve essere ancora ubriaco.

E  inconsapevole del fatto che di primo mattino sono decisamente intrattabile.

Lâche ma main

Gli dico nel mio pessimo francese. Non demorde e continua, finchè osando allungare una mano per toccarmi non mi costringe ad arretrare facendomi inciampare e trovarmi spalle contro il bancone.

Ma dov’è finito l’oste?

Per avere un po’ di latte e miele devo forse aiutarlo a mungere quelle maledette api?!

Opzione numero uno: mi metto a urlare così forte che forse magari sveglio Lui che dorme di sopra e viene a liberarmi.

Opzione numero due: chiamo l’oste e magari una mano forse me la da lui.

Opzione numero tre: chi fa da sé, fa per tre.

Mi piego per afferrare uno sgabello poco lontano da me e glielo frantumo sulla schiena. Pare che la terza opzione si sia rivelata efficace oltre che veloce. L’uomo si riversa a terra stordito sul pavimento della taverna.

Getto a terra ciò che rimane dello sgabello.

L’oste fa finalmente capolino dal retro, finalmente mi porge quello che ho chiesto con qualche biscotto secco, omaggio della casa, perché siamo stranieri.

Si sporge dal bancone, vede l’uomo sdraiato a faccia in giù che nel frattempo ha anche cominciato a russare sonoramente.

Me!ce que l’enfer!

L’enfasi che mettono i francesi nelle loro frasi è quasi divertente.

Scavalcando il vecchio e senza curarmi della finta sorpresa dell’oste lo ringrazio lasciando i ducati sul bancone e torno nella stanza.

Chacun s’aime au Miroir aux Étoiles.

Volevo solo fargli una sorpresa e portargli la colazione a letto.

La mia ricompensa: labbra al sapore di latte e miele.

Giornata grigia e uggiosa, un tempo ottimo per rimanersene a letto e godere della sicurezza di un riparo, in attesa del prossimo bivacco lungo la via che ci conduce alla meta.

Dalla finestra osservo il piccolo borgo di case tutte attaccate l’une alle altre e il campanile della chiesa che ne sovrasta i tetti.

S’alza un forte vento, una pioggia battente ci suggerisce di trascorrere il pomeriggio davanti al camino…Torno ad avvolgermi nella sicurezza del suo abbraccio.

Viva arde la fiamma.

Chacun s’aime au Miroir aux Étoiles.

Verso Amsterdam…Taverne Au Miroir aux Etoilesultima modifica: 2011-03-21T14:38:01+01:00da stillfreeldb
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